Passo e chiudo!!!

Tutte le cose che state per leggere saranno sempre seconde, rispetto ad una. La prima e unica cosa che voglio che voi sappiate per sempre è questa: ho scritto e vinto per Noi. Scrivere e vincere senza condividere le emozioni è nulla, invece io e voi, noi, abbiamo fatto tutto insieme. Abbiamo sperato, abbiamo sofferto, abbiamo esultato, abbiamo gioito. E abbiamo alzato le coppe al castellani e nella sede di calcio Ui. Siamo sempre stati sulla stessa lunghezza d’onda. E questo non ce lo toglierà mai nessuno.

Sapete, cari Delfini, quando sono arrivato a Ponterotto voi non lo sapevate. Ero in una stanza d’albergo e dovevo uscire il meno possibile, per non dare nell’occhio e per non compromettere quella trattativa di mercato fra il Ponterotto e il Borgano per avermi come blogger ufficiale. Le prime settimane, i primi mesi, mi avete studiato, ci siamo guardati.

Poi, ci siamo innamorati. Quella sera contro il Biccimurri.

ll Castellani. Il calcio ce l’ha regalato per un solo motivo: io e voi, noi, l’abbiamo voluta così fortemente, così intensamente, che non poteva non concedersi…ma ce l’hanno rubata… Certo, la realtà è andata oltre i nostri sogni più belli. Il destino ci ha riservato quello che non osavamo sperare. Un campionato con tutte le squadre del Cuoi e 100 gol al passivo…

Io oggi voglio ringraziare con affetto e commozione il presidente Bione e la Presidentissima: la loro elettricità e la loro capacità di emozionarsi per me mi ha reso più forte, mi ha spinto oltre qualsiasi limite. Ma voglio rivolgere un pensiero anche a chi mi ha aiutato a diventare ll blogger e il delfino che sono oggi.

Grazie Ponterotto, grazie calcio. Concedetemi di chiamarlo mio il Ponterotto, le persone di via Viaccia, di Montrappoli, gli uffici, i centralini del circolo, il magazziniere di Villanova Bonistalli, i fisioterapisti con la bomboletta spray senza gas, i medici dell’OPG che stanno arrivando a prendermi, le cucine mai omologaste del Circolo ormai rimosse, lo Stadio di Gargozzi il cui nome è onirico come il Santiago Bernabeu, gli addetti, lo spogliatoio.  Ciao Mister Ancilotti, con te ho vinto tutto, ciao ai miei meravigliosi tifosi che mi seguono da tutto il mondo, sempre con affetto e con grande passione, ciao ai miei fantastici compagni di squadra, di oggi e di ieri.

Caro il mio Ponterotto, Ti lascio solo perché è la vita, perché è il momento. Lo sai anche Tu.

Ciao a tutti e grazie.

Go Dolphins Go!!!

Amarcord: I calciatori sono uomini, vol. 2

(Iva, questo pomeriggio giocano con noi..)

Secondo appuntamento con la nostalgia in questa rubrica dedicata alle indimenticabili figurine dure SCORE 92, “marchio indelebile di un’intera generazione”. Perchè nell’epoca in cui non c’era la televisione satellitare, i giocatori si scoprivano uomini solo sul loro retro.

TWITTER E LA BUFERA CELESTE

Proprio oggi su un noto profilo di Twitter sono rimbalzate le preoccupanti frasi di un giocatore della Celeste; l’identità rimane nascosta, ma il tesserato sembra farsi portavoce dell’insofferenza risultante dall’umiliante sconfitta di questa settimana.
Di seguito ciò che stamattina il giocatore ha scritto:
Tweet da un compagno in difficoltà #1
Molte volte mi è stato detto di essere più sicuro. Lo sono. Va bene?
Tweet da un compagno in difficoltà #2
Lo so che una volta riuscivo ad infondere più tranquillità a tutto il reparto difensivo. Bisogna essere uomini per riconoscere i propri limiti. Io non ho colpe. Ho limiti.
Tweet da un compagno in difficoltà #3
Sono anni che dico che la difesa a due deve essere supportata adeguatamente. Ma nessuno mi dice che mi vuole bene.
Tweet da un compagno in difficoltà #4
Tutti quanti a dire che Tinacci è bravo, figo, scopa meglio di te. Ma col calcio cosa c’entra? Io mi domando se sono bravo a scopare, poi dopo gioco a calcio e non posso scopare. Allora penso che forse dovrei smettere di farmi delle domande su come si scopa e giocare a calcio, ma io vorrei scopare. Ho provato a scopare col Tinacci: effettivamente è bravo.
Tweet da un compagno in difficoltà #5
Un domani potrebbe succedere che uno impazzisce, si alza un mattino e ti denuncia. Magari hai parcheggiato in doppia fila, magari non hai buttato la monnezza che hai lasciato la sera sul pianerottolo. Ho paura, bisogna aver paura. E ai miei colleghi dico: oggi è successo a me e a tanti altri, domani può accadere a loro. Non mettiamo la testa sotto la sabbia: può succedere a chiunque di avercela.
Tweet da un compagno in difficoltà #6
Credo che abbia ragione il Baruffa. Sidney può essere un posto fantastico per giocare a pallone. Soprattutto se sei Dolphins.
Go Dolphins Go!!!

Ogni DELFINO’è (b)bello a mammà soja vol 5

 

 

Nudi e crudi: i Ponterotto dolphins

Da chi non ha mai giocato a chi non dovrebbe farlo. Leggete e rabbrividite.

Fabrizio Manetti
Il soprannome Mele gli sta perfetto, come la giacca da yuppie con cui si presenta in spogliatoio. In campo si avvita, si insinua: un cobra morso da una tarantola. Viste le prestazioni, ancora piu’ azzeccato e’ il suo secondo soprannome: Saponetta.

Marco Taddeini
E’ riuscito senza fatica ad abbassare l’eta’ media, un po’ meno ad alzare il tasso tecnico: obiettivamente un’impresa disperata.

Giuseppe Beppe Minotta
Una carriera di certezza: centravanti il primo anno, poi terzino, oggi finto centravanti, domani chissa’. Se avesse piede, freddezza, visione di gioco e senso della posizione sarebbe fortissimo.Per noi è l’uomo di Coppa e il re delle cene.

DanielCiampolini                                                                                                         Armadio a tre ante, che corre come un pazzo, calcia la porta e sa toccare la palla. Non bastasse, è bello e ricco.
Con queste premesse poco importa che prenda o no la Ponterottite: prenderà comunque un sacco di botte dall’intero brutto, sporco, cattivo e invidioso avversario di turno senza aver mai una punizione a favore.
Voto: 7 rancoroso

Andrea Merlo Frattuzzi.  Merlo, perché lunedì non sei venuto all’allenamento?
“Perché, incidentalmente, essendo stato, in fin dei conti, ed avendo, mi spiego, pensato incidentalmente, che essendo cioè , fatto sta, nella logica per cui…”
Merlo parla (e ragiona) così, eppure (o proprio per questo) ha il calcio nel sangue: sa impostare, difendere, tenere palla, tirare in porta. Purtroppo non si è ancora capito se giocherà, come e quanto: “L’idea sarebbe, incidentalmente, di garantire una presenza, di modo che, nell’ottica degli impegni, tipo che, incidentalmente, essendo stato e avendo avuto…”.
Voto: 8, incidentalmente.

Venturini Fabio    Un glorioso passato nel Santa Maria, che per noi è già fantascienza, non gli è servito a salvarsi: un mostro alla prima presenza, era già un mediocre alla seconda e un brocco alla terza. Cagionevole di salute, è destinato a diventare il nuovo Mele.

 

MatteoTorregrossa
Gran fisico, fiato spaventoso, potenza e coraggio. Avrebbe tutto per diventare un uomo-Celeste, ma il suo cuore è altrove. No, niente donne: è che la domenica non può venire perché insegna catechismo. Non serve dire altro.

Carriero Luca
Non ha mai fatto una presa alta  giusta ne’ un solo passaggio oltre la metà campo. Dopo mezza partita e’ scomparso dalla manovra e dalla squadra. Sul suo conto fioriscono leggende: transfugo per vendetta? Scomparso per non pagare la quota di iscrizione? Sparito per impegni di lavoro? Misteri da X File.

Andrea Righi
Giovanissimo, fiato zero, tocco di palla scadente, visione di gioco nulla, nessuna propensione per un ruolo. Come mai non lo abbiamo convinto a restare?

Massimiliano Cangiamila
Dice di essere un attaccante, e noi qualche volta ci caschiamo. Scatta, tira le punizioni, chiama i triangoli, sbuffa, urla e fa tutto quello che serve a parte le cose semplici, utili e basilari. Segna due gol all’anno quando gli va bene. Serve altro?…Si offende per una sostituzione e se ne va…

Andrea Bomber Cioni
Gioca attacc%… attacca#… att§§acç… macché, perfino il computer si rifiuta di scriverlo. Tiro in porta ridicolo, dribbling inesistente, visione di gioco zero. Ci può essere di peggio per uno che gioca davanti? Vivacchia su qualche scatto fine a se stesso e su un pregio raro negli Amatori: non parla mai.

Nicola Checcacci
Uomo a tutto campo: allenatore, dirigente, guardalinee. Ha perfettamente incarnato lo spirito della Celeste: fare di tutto senza esserne capace. Di una bonta’ disarmante, ha regalato ai suoi uomini concetti semplici ma energici:” Ognuno fassa il suo”, “Fora i cojoni”‘ “Subito ‘na bea fangada, cosi’ i vede subito che aria tira”. Sheriff

Go Dolphins Go!!!

 

 

Ogni DELFINO’è (b)bello a mammà soja vol 4

Nudi e crudi: i Ponterotto dolphins

Da chi non ha mai giocato a chi non dovrebbe farlo. Leggete e rabbrividite.

 

 

Maurizio Matteoli (senatore)
Grinta, stacco aereo, anticipo perfetto. Potrebbe giocare in categoria, dicono tutti quelli che lo vedono. Ma allora perché non ci va? Ruolo: stopper, purché non a zona. Voto: 3 categoria.

Alessio Lepo Leporatti
Con i suoi quarant’anni che sembrano trentatre AL77 invecchia bene nell’aspetto, male nel fisico: sempre più goffo, lento, inefficace. Sono lontani i tempi in cui sbagliava troppi gol: adesso neanche arriva a tirare. Ciò nonostante continua a rifiutarsi di correre e a pretendere di giocare. Vota a sinistra, ma ha l’animo dei peggiori conservatori. Uno di noi.

Daniele Cappello
Con solo due allenamenti all’anno ogni tanto si presentava al campo con la celebre battuta umoristica: “Almeno quando affrontate una squadra debole gioco”. Quest’anno una presenza, un errore imperdonabile. Eroe

Daniele Magro
Stopper implacabile con gli avversari più scarsi di lui, crolla come una castello di sabbia davanti a un centravanti appena capace. Tocco di palla infame e irrecuperabile. Con molta dignità, ha evitato l’umiliazione di essere messo da parte presentandosi sempre più di rado.

Nicco Romagnoli
Alzi la mano chi lo ha sentito dire piu’ di dieci parole sensate in due anni?. Ha giocato poco, prima chiuso dal Flaco (il che e’ tutto dire), poi da un ginocchio ballerino. Mr.B, Mr.Vitt, Smaldo, Tinacci  (gli intenditori della squadra) l’hanno definito un mostro quando lo hanno visto giocare la prima volta. Bastava questo per capire. Avrebbe alcuni numeri di gran classe, solo che non li capisce nessuno. Probabilmente neanche lui.

Fabio Bione Arzilli
L’uomo in piu’ del Ponterotto. Ci ha messo circa sei mesi ad entrare in forma, ma solo un quarto d’ora a beccarsi la prima ammonizione per proteste. Irascibile come Dinamite Bla e alto uguale. Ha sprecato piu’ energie lamentandosi con I compagni che non tirando in porta.

Andrea Baro Baronti
Avete presente quei giocatori che durante le ripetute si fermano perché provano improvvise fitte lancinanti, irresistibili impulsi a fare pipì e soprattutto hanno le scarpe che si slacciano? Neanche mister Vitt ci cascava più! Difensore innamorato del pallone, perciò destinato ad essere azzoppato al massimo entro cinque partite.

Go  Dolphins Go!!!

Voi d’Avane Noi di Ponterotto!

Succede sempre così: quando l’amatore medio affronta una squadra meno quotata non basterebbero dieci Mazzone per caricarlo come si deve. È una legge non scritta: mettete la Juve contro undici amatori e dite loro che hanno tre punti in meno: tenteranno subito di fare un tunnel a Montero.
Al grido di “Stiamo calmi, non sottovalutiamoli!”, eccoci immediatamente in nove dentro la loro area (Corona, prudentemente, sta nel semicerchio). Smaldo spreca subito un gol fatto, ma l’azione è così bella che i nostri cominciano leggerissimamente a montarsi la testa: Smaldo cambia le Pantofola d’oro con delle più comode pantofole vere; paolino estrae uno specchio da beauty case da un parastinco, che poi ha un appuntamento; Taddeini (studente) ripassa la fascia e contemporaneamente il Bignami che domani ha un esame.
Ma, orrore! Un avversario entra in area! Come si permette? Fabio lo stende di brutto. Poi cerca di convincere l’attaccante senegalese che per regolamento del cellai non si entra mai nell’area di uno squadrone senza essere invitati. Ma niente da fare: gol e uno a zero. Al grido di “Stiamo calmi, non scopriamoci, manca una vita”, eccoci tutti undici nell’area avversaria.
In spogliatoio si fa strada un’idea: e se fossero più forti di noi? Tanto basta per rubare il vantaggio: gran gol  di Loris che se non avesse segnato il solito suo gol annuo avrebbe visto a repentaglio le ferie al mare e, ancora, gran gol del Lepo. Ingiustificate le proteste degli avversari: al momento del gol, Lepo si era soltanto gettato a corpo morto sul portiere, ammanettandolo e incaprettandolo. Galvanizzati, ci gettiamo in avanti e riusciamo, all’ultimo minuto, a farci pareggiare: paratona di Ste e successivo salvataggio a corpo morto che pone la sua virilità in difesa della porta sguarnita. La fidanzata, incazzatissima, ci ha minacciato di non lasciarlo più giocare. E questa è la più buona notizia di tutta la giornata.
Go DOlphins Go!!!

Amarcord: I calciatori sono uomini, vol.1

foto gentilmente concessa
Premessa: anni fa alcuni di noi ci divertivamo con il cartaceo, e in particolare con l’Humiltè, una fanzine davvero per pochi intimi. Approfitto di LB per ripubblicare una seguitissima e nostalgica rubrica dell’Humiltè, “I calciatori sono uomini“, che aveva lo scopo di spingere i lettori a riaprire i vecchi cassetti impolverati delle elementari, per dare uno sguardo alla vita privata dei calciatori, i loro vizi, i loro soprannomi, le loro passioni, i loro hobby, insomma, per scoprire cosa facevano i campioni della nostra infanzia fuori dal campo, così come testimoniato dal retro delle indimenticabili figurine dure SCORE 92, marchio indelebile di un’intera generazione.

La Sindrome dell’Avversario Ignoto, altresì conosciuta come Chimay Sonkuesti

Diversamente dai professionisti infatti, che degli avversari conoscono anche il numero di scarpe, gli amatori non hanno nè osservatori nè videocassette per valutare i rivali. E siccome ogni anno i gironi vengono rivoltati come calzini, ogni settimana si ripete la farsa: tutti a caccia di informazioni per poterli affrontare a modo. Purtroppo le cromosomi.pnginformazioni sul calcio amatoriale sono affidabili quanto uno sgup di Biscardi. Parlate con Tizio, che li ha affrontati il sabato precedente, e ve li descrive così: “Squadra molto giovane, che perde subito la testa. Sarebbero anche rapidi ma buttano via un sacco di palloni. Dovete semplicemente aspettarli e andate a nozze in contropiede”. Rincuorati, chiedete conferma a Caio, che li affrontati 15 giorni fa. E lui vi rassicura così: “Dei volponi della malora – il più giovane avrà quarant’anni – che giocano da fermi e non sbagliano un tocco. Dovete aggredirli subito o siete fottuti”.

Go Dolphins Go!!!

7 BUONI MOTIVI PER DIRE GO DOLPHINS GO!!!

7 ottime ragioni per seguire le gesta della peggior squadra del mondo

1. Siamo perdenti quest’anno
Se è vero che le squadre vincenti diventano presto antipatiche, noi siamo i beniamini di tutti i tifosi del mondo. Leggete la cronaca di qualche nostra gara è capirete subito.

2. Siamo puntuali
Il nostro campionato inizia sempre il giorno prefissato. Non come quei cialtroni dei professionisti, che chiedono lo stato di crisi allo Stato e il giorno dopo spendono 30 milioni di euro per un brocco qualsiasi.

3. Siamo seri
Ridicoli in campo, ma serissimi fuori. Se volete vederci, non siete costretti a volare fino a Tripoli perché un dittatore imbecille ha deciso di regalare al figlio imbecille una partita italiana sul salotto di casa.

4. Non c’è Moggi
Vedete brutto calcio, questo è vero. Ma non vedete Moggi – e facce simili – neanche in fotografia. Un vantaggio incolmabile.

5. Nessuno ringrazia Dio
Neanche dopo un gol da quaranta metri nel sette c’è un solo giocatore che si permette di pregare, farsi il segno della croce, ringraziare il suo Signore. Soprattutto se è un credente vero o se non lo è affatto.

6. Nessuno prende un euro
E ci mancherebbe, visto come giochiamo. Al contrario, tutti pagano: 250 euro a testa l’anno. Gratis solo l’ingresso agli spettatori. Che purtroppo preferiscono pagare e andare a vedere il Vicenza.

7. Niente facce tristi
Uno come Ronaldo verrebbe sbattuto fuori a calci nel sedere. Qua tutti sono contenti. Chi gioca perché gioca; chi non gioca perché gode vedendo gli altri perdere. E senza neanche bisogno di fingere.

Go Dolphins Go!!!

Ogni DELFINO’è (b)bello a mammà soja vol 3

Nudi e crudi: i POnterotto dolphins

Da chi non ha mai giocato a chi non dovrebbe farlo. Leggete e rabbrividite.

 

Michele Smaldore (giovinastro)
70 chili su e giù per la fascia. Se il pallone non è troppo pesante fa anche un paio di cross. Ruolo: ala di pipistrello. Voto: 6 politico

Degl’Innocenti Fulvio
Elettricista Fiom (hei, ne esistono ancora!), ha bruciature di primo grado su tutto il corpo, una pancia incredibile, una potenza spaventosa, un tocco di palla scandaloso, un coraggio leonino. Ruolo: libero di attaccare. Voto: 7 da yes man.

Vittorio Ancillotti (ex giovane)
La sua parola preferita è “Scusa”. Si scusa quando fa un fallo, quando lo subisce e soprattutto quando sbaglia un passaggio: trecento volte ad allenamento! Ruolo: marcatore petulante e autore di gol leggendari. Voto: torna presto Vitt.

Simone El Flaco Munoz Trenza Mugnai (Do Nascimiento)
Con tre nuove vere punte in squadra, Simo (3 gol in 5 campionati) avrebbe avuto mille scuse per abbandonare con onore: gravi impegni di lavoro, matrimonio in vista, corso di terracotta. Invece è rimasto per – trattenetevi dal ridere – giocarsi il posto. Ruolo: crociato. Voto: 10 per la fede

Stefano Dimitrio
Vent’anni e non meritarli: arrivato per rinforzare la squadra, ha imparato subito le cattive abitudini dei quarantenni lavativi. Pigrizia e svogliatezza in allenamento evidenziano le qualità tecnico atletiche in partita. I Dolphins hanno trovato degno erede per il futuro.

Lorenzo Dei (giovane senza potere)
Vitt si è lambiccato il cervello per trovargli un ruolo, sia pur di rincalzo, visto che come come regista non imposta, come libero non libera, come mediano non media, come marcatore non marca. Perciò lo fa giocare centravanti boa. Dove, per l’appunto, bisognerebbe saper attaccare mediare, marcare e impostare. Voto: 20 (presenze) al massimo.

Andrea Baco Calonaci
Ha fatto la prima e unica uscita di piede a Montespertoli, ovvero dopo tredici anni di inattività. Mentre aspettiamo ancora la prima in presa alta, annotiamo decine di urli furiosi, centinaia di rilanci in fallo laterale, cinque gol subiti in una partita. Tutto questo, assieme a qualche parata (cinque o sei), ne fanno un vero Dolphins-tipo.

Go dolphins Go!!!

BAlconesi 2 Ponterotto 1 … Meno male che ci sono loro..gli arbitri UISP…

Inutile parlare della partita che perdiamo 2 a 1 senza giocare neppure male…Ormai ne mancano due e la stagione sarà finita… Intanto colgo l’occasione per ringraziare Cellai per averci fatto giocare in un girone con la Ferruzza che sabato prossimo sfiderà in finale di Coppa Toscana il Gavena… Bel girone…

Ma oggi più che altro voglio tornare indietro di una settimana per commentare i miti arbitrali che prima hanno espulso Gibbs per 2 mesi poi hanno rischiato di toglierci la prima vittoria stagionale…

Dicesi arbitro UISP colui che …

La porta dello spogliatoio si spalanca con uno slam! da irruzione di polizia.
Ci voltiamo di scatto. Nessuno.
Guardiamo un po’ più in basso. Un metro e cinquanta con i tacchetti, quaranta chili scarsi: l’arbitro UISP metà Collina per statura fisica, il doppio di protagonismo, il quadruplo di follia.
“Ragazzi, oggi ho una giornata… La femmina mi ha fatto incazzare di mattina presto. Il primo che apre bocca va fuo
ri subito. Chiaro?”
Rileggete tutto in dialetto toscano e siete tra noi. In quattro anni di UISP chi scrive ha vissuto questa scena almeno quindicimila volte. Non c’è dubbio che l’identica scena è stata vissuta in tutti gli spogliatoi delle mille squadre che hanno avuto l’onore di essere arbitrate da un vero
l’arbitro UISP DOCG empolese.
La partita
l’arbitro UISP è un rito d’iniziazione. Le minacce in spogliatoio infatti sono solo una maschera: in campo è molto peggio.
Come tutti i grandi arbitri,
l’arbitro UISP è un protagonista assoluto. Incapace di resistere più di un minuto intero senza intervenire, vi fischierà il primo fallo contro anche se state marcando l’uomo solo con il pensiero.
“Ma non l’ho neanche toccato!” azzardate voi, che ancora non lo conoscete.
A quel punto ecco il vero
l’arbitro UISP. I capelli si rizzano, gli occhi s’infiammano, la vena del collo si gonfia e i pettorali esplodono sotto la divisa. Con uno scatto da centometrista, l’arbitro UISP vola sotto il vostro naso e lì si pianta sfidandovi dal basso in alto. “Quattro! È tutta la partita che vai avanti! Un’altra sillaba e sei fuori!”
Va detto che, da perfetto italiano di bassa statura,
l’arbitro UISP se la prende soprattutto con i giocatori che odia di più: i bassi come lui.
E voi? Com’è logico, cercate di giustificarvi: “Ma…”
Non finite la sillaba: un lampo e la vostra visuale è interamente coperta di giallo.
l’arbitro UISP ha estratto il suo primo cartellino. Non è un cartellino: è un cartellone, un manifesto pubblicitario: almeno venti centimetri per lato. Una volta confidò con orgoglio che i cartellini se li faceva fare su misura. Motivo ufficiale: “Per i canicolari, che si vedano bene anche al buio”. Bum.
Torniamo alla partita: dal momento dell’ammonizione,
l’arbitro UISP fischia esclusivamente a favore dell’altra squadra. Anche fino alla fine della partita, se non succede niente.
Fortuna che anche gli avversari hanno almeno un giocatore di poca statura morale e soprattutto fisica. Non appena costui dice una parola, fosse anche “accidenti”, le parti si rovesciano.
I capelli gli si rizzano, gli occhi s’infiammano, i muscoli eccetera eccetera. Scarlatti vola sotto il naso del tizio, cartellone giallo in mano: “Undici basta! È tutta la partita che vai avanti! Un’altra parola e vai fuori. Chiaro?”
Da quel momento tutte le punizioni sono a vostro favore. Fino alla successiva protesta, e così via.
Nel mezzo ci sono un paio di espulsioni, sempre rivolte ai tappi, giacché
l’arbitro UISPi è un perfetto italiano, cioè sprezzante del pericolo ma fino un certo punto.

“Ci sono giocatori che quando mi vedono arrivare neanche si cambiano. Vanno direttamente in tribuna” racconta l’arbitro UISP mquando vi comincia a dare confidenza, cioè dopo che vi ha cartellinato almeno cinque volte.
Vederlo arrivare è uno spettacolo. Anche con la neve (alla UISP non esistono partite rinviate), alle sette di mattina,
l’arbitro UISPv iaggia su due ruote: una vespa 50 ieri, uno scooter oggi, con cui attraversa in lungo e in largo la Valdelsa. Alle otto è in campo a Fontanella, alle nove smanetta verso Montrappolio, alle undici eccolo a seminare cartellini a Corrazzano. Perché l’arbitro UISP arbitra anche sei partite per week end, e d’estate si fa tutti i tornei immaginabili.

Go UISP GO!!!

Ennerre dove sei?

Confesso di aver scoperto solo stamattina, una glaciale mattina di inizio primavera 2014, che la gloriosa Ennerre – il cui logo composto di una enne e di una erre stilizzate ricordiamo tutti stampigliato sulle maglie del 95% delle squadre di serie A negli anni ’80 – non è sopravvissuta ai cataclismi calcistici della fine del secolo scorso. Essa, infatti, pare essere scomparsa gradualmente negli ultimi due decenni, giacché nel ventunesimo secolo siamo stati accompagnati dalla “Ennedue”, marchio nato nel 1987 dalle ceneri del brand montesilvanese. Perchè non ci sei più, cara “Ennerre”?
Il logo della Ennerre, una “enne” e una “erre” stilizzate, iniziali del fondatore, l’imprenditore pescarese Nicola Raccuglia

Alti e bassi

 

 

Con questo titolo non ci riferiamo a due giocatori del Ponterotto, ma all’andamento altalenante della squadra allenata da M. Vitt.

Le sconfitte di inizio stagione contro le altre quattirdici bestie nere del girone ( una si è ritirata ad inizio anno…),  sottolineano una volta ancora quanto sia approssimativamente applicata la fase difensiva da parte della Celeste.

Se da un lato le sconfitte sul campo possono comunque essere figlie di mancanza di attributi, dopotutto Mr. Vitt ha descritto l’avvenimento come una cosa che può succedere, statistiche alla mano, una volta ogni 15 anni che una squadra non vinca neppure una partita, dall’alto in molti si sono preoccupati per lo spirito remissivo della squadra.

Il Presidente Vincenzo, ritornato dalla Slovenia in Italia giusto il tempo per andare in Austria fuggendo dalle primarie del PD, ha raccolto la squadra al casello del Lisert per un mini-seminario sull’amore intitolato “fuori le palle, dentro il calore”, in modo da rimettere sui binari la locomotiva del divertimento.

I risultati di tale gesto non si sono fatti attendere lasciandoci una squadra ancor più scintillante.

Ritrovato l’entusiasmo e la voglia di stare vicini – molto vicini – il Ponterotto è ora atteso da un doppio turno alla propria portata. Una partita da zona inguinale.

Go DOlphins Go!!!

Giocavamo alla sei uno zero

Altro che Conte: gli schemi più innovativi e rivoluzionari sonoquelli ideati dal turbinoso mondo del calcio dilettante. Eccone alcuni tra i più arditi, dedicati soprattutto a chi, in cima a una torre tra Lippi e Ancelotti non avrebbe dubbi: si butterebbe nel vuoto.

L’undici – zero – zero

Schema ideato da Fabio Scardigli allora mistre della Celeste,che, ultima in classifica nel campionato 2007-2008, bloccò sullo zero a zero la capoclassifica Periferia Pushers, fino ad allora a punteggio pieno. Ignorando per tutta la gara le loro atroci urla di dolore, Fabio schierò i propri giocatori sulla linea di porta: otto a formare una barriera verticale; i restanti tre in posizione orizzontale, sotto la traversa.
I Periferia Pushers tirarono in porta più di cinquecento volte, martoriando carni, ossa e legamenti nonché gonfiando nasi, labbra e occhi. Ma non la rete.
Sulla paternità dello schema è tuttora in corso una vertenza tra Fabio e settemila vignettisti di altrettante riviste di enigmistica.


Il cinque-nove-quattro-tre-uno-sei-uno

Schema ideato da Mister B, allenatore della Polisportiva Ponterotto che permise di battere la temibile Macelleria Lo Giudice FC, contro cui Mr.B doveva necessariamente vincere per salvarsi nel campionato di 2010-2011.
Si trattò semplicemente di procurarsi il numero del telefono portatile di Luigi Osvaldo Saviotti, aitante portiere della Macelleria Lo Giudice. Come la maggior parte degli italiani, Saviotti tiene il telefonino acceso in bagno, ai funerali, in aereo e durante gli amplessi. Figuratevi in campo.
Mr.B incaricò la moglie Wally di comporre da casa il cinque nove quattro tre uno sei uno uno ogni cinque minuti esatti, per poi lasciar cadere la linea al momento della risposta.
Non esiste tortura peggiore per un essere umano del ventesimo secolo.
Dopo l’ottantanovesimo “Pronto?!?” a vuoto, Saviotti era psicologicamente distrutto e capitolò. Ironia della sorte, proprio sul tiro più telefonato dell’intera stagione.


Il quattro quattro quattro

Ideale durante le nebbiose partite dell’autunno di Montrappoli, il quattro quattro quattro (detto anche, vedremo poi perché, quatto quatto quatto) è un brevetto di Mr.Vitt, allenatore, massaggiatore e sponsor della Celeste che sfrutta la particolarità del proprio campo che vanta un bel filare di cipressi dietro alle panchine.
Nei momenti di bisogno, il giocatore della Celeste Cecco detto Ugola millanta un infortunio al pollice del piede e si getta a terra con un urlo disumano. Mentre tutti gli sguardi sono puntanti su di lui, da dietro agli alberi sbucano due giocatori della Celeste, precedentemente nascosti, che prendono rapidamente posizione in campo. L’Ugola torna in piedi: “Nessun problema arbitro, tutto a posto” e il gioco può riprendere. In tredici contro undici a volte riesce spesso a prendere il sopravvento. Non appena qualcuno comincia a sospettare, i due scompaiono con l’identico sistema.
Lo schema è facilmente replicabile, con la sola accortezza di non mandare in campo due capelloni in una squadra di skin heads o due watussi in una formazione di nanerottoli.

Go Dolphins Go!!!

Ogni DELFINO’è (b)bello a mammà soja vol 2

 

Nudi e crudi: i Ponterotto Dolphins

Da chi non ha mai giocato a chi non dovrebbe farlo. Leggete e rabbrividite.

Christian Braccini (giovinastro)
Mai visto uno così veloce: quando scatta lascia tutti sul posto, compreso il pallone. Se Carl Lewis non gioca a calcio, un motivo c’è. Ruolo: contropiedista con svista. Voto: 5 di scatto.

Daniele bigazzi
Sfuggente, dubbioso e lamentoso: la fusione perfetta tra Charlie Brown e Woody Allen. Vengo, non vengo, vengo solo ad allenarmi, vengo solo se siete contati: nessuno ci ha mai capito niente. Un buon re di panchina. Voto: 8

Vincenzo Assegnati
La dimensione della sua panza e la sua capacita’ polmonare sono due realta’ in antitesi che la scienza moderna non riesce a spiegare. Grinta da proverbio. Non paragonate i suoi piedi ai ferri da stiro: si offendono (i ferri da stiro)…Ma la butta sempre dentro… voto: Bomber da 9 ..gol

Riccardo Tinacci
Il calcio gli interessa in subordine alla f..a, gli amici, lo Spritz, la tivu’, la meditazione, l’hockey su prato, l’agopuntura, l’origami. Avrebbe dei numeri, ma realizza meno del Flaco. Non serve dire altro. Voto: 10 di maglia

Paolo Bernardi
Si e’ guadagnato presto e meritatamente un posto all’ala detra, gareggiando impavidamente con i terzinacci avversari. Per sua fortuna e’ un giovane: ha tutto il tempo di peggiorare ancora.

Lorenzo Laschetti
Un eroe. Influenze, infezioni, distorsioni, lombaggini, artriti, talloniti, ematomi, colpi della strega, emicranie, graffi e sbucciature lo hanno tormentato dal lunedì al sabato. Purtroppo la domenica stava sempre benissimo.

Go dolphins Go!!!!

 

ARBITRO DA ORATORIO!

Davvero difficile per noi dell’Ufficio Stampa riuscire a descrivere ciò che è successo ieri sul campo di casa nella sfida tra ilPonterotto  e la Real Fucecchio. Infatti, a distanza di ormai cinque mesi (tanto ci è voluto per riuscire a riprenderci dallo choc dell’arbitraggio del Castellani), ancora non siamo sicuri di essere riusciti a capire davvero perchè l’arbitro ce l’abbia con noi…

Sarà per le voci che vogliono Leo amante della sua Signora???

Sarà perchè Betteni gli ha rigato la macchina???

Sarà perchè Simo gli ha rapinato la nonna???

Il punto è che cominciamo la gara giocando piuttosto bene, con un buon possesso ma senza creare mai reali occasioni da rete, poi un po’ di confusione mentale e soprattutto la gamba un po’ floscia di molti dei nostri, hanno reso un avversario abbordabilissimo, quasi una super squadra.

Prendiamo due traverse e vediamom il loro portiere fare due miracoli…andiamo sotto e pareggiamo…poi un fallo che forse non era un fallo dieci metri fuori area diventa un rigore per la fantasia dell’arbitro…

2-1 per il real e Delfini purgati…

Ancora poco e lo scempio finirà!!!

Go Dolphins Go!!!

Il sogno di Renzo

 

Un sussulto. Qualche istante di puro entusiasmo. Ecco cosa ho provato un paio di giorni fa dopo che mi hanno segnalato che la nazionale padana di calcio prenderà parte al prossimo Campionato del Mondo della CONIFA.
Ma come, mi sono domandato, la creatura plasmata dal genio politico-calcistico di Renzo Bossi non era caduta in disgrazia dopo lo scandalo che ha coinvolto il suo Creatore, il Team Manager capace di portarla per tre volte sul tetto del mondo?
È bastato poco, però, per svegliarmi da questo fantastico sogno e prendere coscienza che l’attuale Padania non ha nessuna parentela con quella fondata, guidata e portata alla vittoria dal Trota.
La Federcalcio di riferimento è un’altra, la Padania Football Association, mentre la creatura bossiana si chiamava Lega Federale Calcio Padania, presieduta all’epoca da Nunziante Consiglio, deputato e tifoso del…Napoli. Un terrone, insomma.

L’ingresso in campo del panchinaro Celeste

Se ne sta buono buono su una panchina verde il Delfino panchinaro, sprofondato come un carrarmato nelle sabbie di El Alamein.

Sotto il sole primaverile o al ghiaccio siberiano invernale, si scioglie goccia a goccia, come un calippo o ritira come un dentice marinato nel vino bianco, coperto dalle foglie di radicchio appassito delle pagine della Gazzetta.

Il bittercampari allungato con l’aranciata amara fa parte di quel sapiente novero di rimedi studiati da generazioni di barman-guaritori al fine di infondere nell’umanità la capacità di sopportare il clangore della panchina.

Ad un tratto mi si avvicina Mr.Vitt….

Non c’è bisogno d’aver letto Benni oppure di essere un tecnico abilitato a Coverciano per comprendere che dietro le sue parole si vuole lì rappresentare la virile offerta di un ingresso in campo.

Nella fattispecie, l’incontro si svolge nel cassone di sabbia che giace abbacinante e stracotta di Montrappoli.

Il Delfino è pronto…Indossa i suoi due sandali infradito… ecomincia la partita…

Go Dolphins Go!!!

QUESTIONE DI STILE!

 

ln una scena empolese in cui l’immagine conta più dei risultati, il Ponterotto Calcio ha deciso di intraprendere la strada della diversificazione, cercando di imporre un marchio, un logo che possa rimanere ben impresso nelle menti (malate???) dei suoi devoti.
E il fulcro attorno al quale ruota questo tentativo di innovazione non poteva che essere la presidentissima Mollica, che nonostante non arrivi in elicottero al campo di allenamento, mostra di avere le carte in regola per fare del Ponterotto Calcio il fenomeno mediatico del Terzo Millenio grazie alla nuova linea di moda St.Paulirotto!

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Go Dolphins Go!!!

Ogni DELFINO’è (b)bello a mammà soja vol 1

Nudi e crudi: i Ponterotto Dolphins

Da chi non ha mai giocato a chi non dovrebbe farlo. Leggete e rabbrividite.

 

Marco Betteni
Quando mise piede a Ponterotto era un giovanotto delicato e gentile. Oggi, tre anni dopo, ha una pancetta da alcolizzato e la stessa affidabilità. Nevrotico, violento, psicolabile. Ruolo: marcatore marcavisita. Voto: 8 di fiducia.

Arruffa Baruffa
Detto Ciccio a causa del fisico tutt’altro che atletico, di tendenze destrose, giocherà con noi finchènon  traslocherà in un comune lontano.Non ha mai traslocato??? Dove è sparito???? Ruolo: ala spezzata. Voto: 3 di incoraggiamento.

Bacchi Giacomo (giovinastro)
È simpatico, gentile, sta al suo posto e non rompe le palle. Con queste premesse non giocherà mai. Ruolo: mediano mediatore. Voto: 2 di speranza

Cecco Bigi (ex giovane)
Un mostro, nei primi cinque minuti: tira, dribbla, imposta, difende, corre, recupera. Nei restanti 75: una mezzasega. Ruolo: centrocampista incomprensibile. Voto: 7 di incredulità.

Leo Bigi (senatore senza potere)
Non voleva più venire, affascinato dal ciclismo. Poi ha cambiato idea. Ha perso ogni articolazione e ora striscia in area avversaria come un Black mambaTop Record. Ruolo: vagare nel vuoto. Voto: 2 e pedalare.

Ciccio Valenti (giovinastro)
50 chili di carne da mediana. Se non tira troppo vento fa anche la sua figura. Non passa la palla neanche sotto tortura. Voto: 3, a perdere.

Luca Fanciullacci (senatore)
Ha passato i 40 e pretende perciò rispetto dai giovani compagni. Un nonnista (di sinistra) che non ha mai fatto il militare, carognesco ma indistruttibile. I giovani lo odiano senza ritegno. Ruolo: mina vagante di centrocampo. Voto: 10 di infamia.

Alessio Auzzi (senatore)
Grazie alla sua visione di gioco superiore sarebbe sempre titolare. Ma preferisce dedicare il tempo libero al volontariato nel canile municipale. Ruolo: libero. Voto: 8 di liberazione.

Go Dolphins Go!!!
Continua….